Release Perfect Single Farm Citra
Le birre con il Citra rischiano di sembrare tutte uguali… se non facciamo la selezione all’origine.
Quando compravamo il Citra da un distributore come Yakima Valley o BarthHaas, senza fare la selezione, ci arrivava un buon prodotto ma “uniformato”: spesso si tratta di blend di più lotti, da diverse farm, per ottenere sempre lo stesso profilo. È comodo, certo, perché sai già che gusto aspettarti e non rischi sorprese sgradevoli. Però il rovescio della medaglia è che, livellando tutto, si perdono le sfumature più interessanti. Garantisce continuità, non picchi di qualità o carattere.
Da quando invece abbiamo avuto la possibilità di selezionare all’origine, la storia è cambiata. Da circa otto anni assaggiamo campioni di Citra presi da singole farm e lì abbiamo capito che non esiste “un” Citra solo: non esageriamo se diciamo che ce ne sono quasi infiniti. Quello di certe zone del Washington tira fuori un pompelmo bello netto, mentre in Oregon ci è capitato di trovare note tropicali quasi da succo di frutta e, in qualche annata, persino sfumature floreali sorprendenti.
È qui che entra in gioco l’esperienza: riconoscere quei lotti speciali che nessuno può replicare. A quel punto non stai più usando una materia prima standardizzata, ma ti porti a casa un ingrediente che diventa la firma di una farm, espressione diretta del suo terroir. È un lavoro più rischioso e impegnativo, ma se troviamo il lotto giusto, la birra parla da sola.
Durante l’ultima selezione del luppolo siamo rimasti folgorati da due espressioni dello stesso Citra coltivato in terroir differenti. Con queste due Perfect Single Farm potete scoprire le differenze.
Se siete di quelli che non si accontentano dell’aroma ma vogliono anche i numeri, qui trovate le analisi dei due Citra: vediamo se la vostra degustazione conferma i dati.


